1. Effetto Leidenfrost
L’effetto Leidenfrost, dal nome del fisico che per primo lo studiò, Johann Gottlob Leidenfrost (Ortenberg 1715 – Duisburg 1794), consiste nella non-vaporizzazione istantanea di una goccia di un qualunque liquido lasciata cadere su di una piastra, riscaldata ad una temperatura decisamente superiore a quella di ebollizione del liquido stesso.

Ma cosa succede? Per semplicità prendiamo in considerazione l’acqua: portando la piastra intorno ai 100 °C (quindi al punto di ebollizione), la nostra goccia evapora nel giro di un secondo con un tipico sfrigolio, ma aumentando la temperatura circa fino a 200 °C la goccia rimane integra e “resiste” sulla piastra anche oltre un minuto, ed ecco ottenuto il nostro effetto Leidenfrost, conosciuto anche con il nome di “calefazione” (dal latino calefactio = riscaldamento).

Il fenomeno si verifica a partire da una particolare temperatura, indicata come punto Leidenfrost, perché sotto la goccia, quando essa viene in contatto con la piastra, si forma quasi istantaneamente uno strato di vapore (Fig. 2) che la protegge dalla vaporizzazione: poiché il coefficiente di conducibilità termica del vapore è molto basso, il calore della piastra impiega molto tempo per trasferirsi alla goccia e farla evaporare interamente. In più il vapore, come un cuscinetto, isola anche meccanicamente la goccia, riducendone notevolmente l’attrito con la piastra e determinandone così il rapido movimento sulla stessa.